+39 0434 247417
·
studiolegale@brusafiera12.it

Il contributo al mantenimento per i figli è proporzionato ai redditi dei genitori, anche se divorziati

In tema di contributo al mantenimento dei figli, il Giudice deve seguire il criterio di proporzionalità quando, finita la comunione di vita tra i genitori (siano essi sposati oppure no), è chiamato a determinare la misura del contributo al mantenimento da porre a carico di uno di essi, dovendo considerare le risorse economiche di ciascuno.

E’ quanto ribadito dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza del 26 gennaio 2024 n. 2536.

Nello specifico, i Supremi Giudici osservato che l’obbligo al mantenimento dei figli ha due dimensioni: da una parte vi è il rapporto tra genitori e figlio, dall’altra quello tra genitori reciprocamente obbligati nei confronti della prole.

In tale secondo contesto vige il principio di proporzionalità rispetto al reddito di ciascuno, con la conseguenza che il giudice, quando finita la comunione di vita tra i genitori è chiamato a determinare la misura del contributo al mantenimento da porre a carico di uno di essi, deve tenere in considerazione tale stesso principio di proporzionalità, considerando le risorse economiche di ciascuno.

L’applicazione concreta di tale criterio si connota in modo particolare nei rapporti interni fra genitori quando uno di essi sia privo di redditi e di cespiti propri e percepisca (come nel caso analizzato dalla Corte) un assegno posto a carico dell’altro genitore con funzione assistenziale.

In questo caso,  resta pur sempre il compito del giudice valutare la misura del contributo economico al mantenimento del genitore percettore di reddito, secondo il criterio della proporzionalità nella duplice accezione sopra evidenziata,  ma egli deve tenere conto, anche ai fini della determinazione della misura del contributo alle spese straordinarie, del fatto che vi è un genitore privo di redditi e cespiti propri che,  anzi, gode di un assegno divorzile destinato alla sua sussistenza.